CASE IN LEGNO: MIX PERFETTO TRA GREEN ARCHITECTURE, DURABILITA’ E SICUREZZA

Il legno è un materiale leggero e di facile lavorazione che abbina una notevole solidità strutturale ad eccellenti proprietà isolanti termo-acustiche.
In Italia, pur essendo stato impiegato in edilizia fin dai tempi antichi, viene perlopiù utilizzato per la realizzazione di tetti e solai o per le finiture (pavimenti, infissi, porte). L’abitudine e i metodi costruttivi tradizionali non sfruttano però sempre al meglio tutte le possibilità che tale materiale offre. Infatti nell’ immaginario collettivo le case in legno appaiono come edifici leggeri, destinati a durare per un periodo di tempo limitato, soggetti ad attacchi di agenti atmosferici, muffe e fuoco; invece adottare tale metodo costruttivo presenta spesso sicuramente più pregi che difetti; Il legno in generale è un eccellente materiale da costruzione in quanto presenta elevata resistenza a trazione, compressione, flessione, è elastico, ha un basso peso specifico, ottime caratteristiche termo-acustiche ed è di facile lavorazione.

Le case in legno sono rispettose dell’ambiente e delle persone che la abitano, perché il legno è l’unico materiale da costruzione che respira. Le case in legno garantiscono assenza di ponti termici e rischi di condensa, grazie all’elevata permeabilità al vapore, inoltre può essere realizzata completamente secondo i canoni della bioedilizia scegliendo gli opportuni materiali. Le case in legno, soprattutto, garantiscono una notevole riduzione di CO2, nel rispetto delle normative vigenti stabilite dal protocollo di Kyoto. Il legno consente di consumare pochissima energia per il riscaldamento invernale e non richiede grande dispendio energetico per il condizionamento estivo:  si raggiungono tranquillamente valori di trasmittanza parete di 0.20 W/mq K ed elevatissimi valori di sfasamento da cui consegue che la casa risulta fresca d’estate e calda d’inverno.

Il concetto di durabilità di una struttura in legno è strettamente legato al principio di manutenzione, anche minimo, che qualsiasi tipo di costruzione necessita. E’ basilare assicurare la naturale traspirabilità del materiale, aumentarne la resistenza all’umidità e prevenire la formazione di muffe e muschi.

Costruire in legno equivale a realizzare costruzioni leggere e snelle; una struttura più leggera, con spessore delle pareti ridotto, dà al progettista grande libertà progettuale. Gli immobili in legno possono avere un design raffinato e prevedere ampi spazi, grazie alla libertà compositiva che il legno dà.

La resistenza del legno ai terremoti è stata più volte collaudata in paesi ad elevato rischio sismico come America e Giappone, dove si costruisce abitualmente in legno. Il legno ha caratteristiche che lo rendono in grado di resistere alle forze telluriche e che ne fanno, per certi aspetti, il surrogato ideale dell’acciaio.

Può sembrare paradossale, ma una casa in legno è più sicura anche in caso di incendio. Il legno mantiene le proprie caratteristiche strutturali anche ad alte temperature, in quanto la sua autocombustione avviene a 300° C, mentre la deformazione dell’acciaio e il rischio di crolli in una struttura di cemento armato si hanno già a 200°C. In caso di incendio, il legno si carbonizza in superficie proteggendo la sua struttura interna, si crea così uno strato protettivo sulla struttura che rallenta la velocità della fiamma, fungendo da isolante e preservando la staticità, che non viene compromessa. Una casa in legno non collassa ma, al contrario, mantiene inalterata struttura e portata per un tempo garantito.

IL 2015 SEGNA FORTE CRESCITA DEI MUTUI, LA SURROGA PER LA RIPRESA ECONOMICA ED IMMOBILIARE

Per l’anno 2015 si prevede una crescita della richiesta ed erogazione dei mutui da parte di molti istituti bancari, che hanno comunicato di aver messo a disposizione un’importante budget, al fine di favorire la ripresa del mercato immobiliare, settore trainante e strategico dell’economia italiana. Nella maggior parte dei casi le cifre indicano l’intenzione di aumentare le erogazioni con una percentuale a doppia cifra.

Il fatto che le banche abbiano cambiato approccio su tale argomento rispetto al 2013 e al 2014, lo dimostra il costo dei mutui variabili che a Gennaio 2015 ha toccato i minimi storici; questa è stata sicuramente anche pura strategia perché le banche, per attrarre clienti su un business che oggigiorno torna ad essere appetibile, si stanno facendo guerra sugli spread: tutte le migliori offerte sono infatti sotto il 2%.

Con la ripresa del mercato immobiliare si prevedono , a cascata, riprese in molteplici settori ad esso collegati; logicamente chi acquista casa , dovrà poi ristrutturarla, arredarla, viverci, mantenerla, tenerla in manutenzione e da ciò si capisce bene quanto tale settore sia basilare e strategico per la ripresa economica dell’intero paese.

Con l’obiettivo di agevolare poi la ripresa dell’economia, sono stati adottati poi nuovi strumenti opertaivi, tra i quali la surroga. Sostanzialmente la surroga o surrogazione è un operazione con la quale si sposta il mutuo presso una banca differente per accedere a migliori condizioni. In sostanza si accende un nuovo mutuo utilizzando l’ipoteca originaria di quello vecchio . A seconda delle condizioni di contratto, salvo particolari casi specifici è uno strumento accessibile da tutti i mutuatari che consente di  modificare il tasso del mutuo e la durata ma non l’importo del debito residuo. Se si chiede al nuovo istituto infatti un importo superiore rispetto a quello che resta da pagare (debito residuo) è necessario stipulare un nuovo atto, che risulta essere di sostituzione e richiede un esborso di spese ulteriore.

Il nuovo istituto cui il mutuatario si rivolge, ha ovviamente facoltà di accettare o rigettare la richiesta di surroga e trasferimento, anche se attualmente si denota una notevole apertura da parte delle banche nei confronti dei loro possibili clienti. Da parte del cliente e del cittadino bisogna tenere conto che oggi il fatto di erogare offre  alle banche una redditività maggiore di quella offerta fino a poco tempo fa dal trading sui titoli di Stato, visto che i tassi delle obbligazioni governative stanno crollando; la surroga e i mutui in genere sono quindi una ottima opportunità di ripresa sia per gli istituti bancari che per i papabili futuribili clienti.

Le surroghe attualmente trainano sicuramente il mercato dei mutui.

Come scrive il Sole24Ore

Basti pensare che nel primo mese del 2015 – secondo le rilevazioni di MutuiOnline.it – si è registrata una forte crescita dei mutui erogati per sostituzione e surroga (53,8%) rispetto sia al primo che al secondo semestre 2014, nei quali le rilevazioni si erano attestate rispettivamente all’11,2% e al 32,1%.

La surroga ha aperto comunque la strada ad un numero crescente di ” braccio di ferro ” che vede coinvolti le banche e gli utenti, sempre più agguerriti, visto il difficile periodo, nel ricercare condizioni più vantaggiose e giuste, tentando sempre più spesso di rinegoziare le condizioni di partenza, adeguandole alle condizioni mutate nel mercato dei tassi.

A livello pratico e puramente esplicativo , MutuiOnline.it dimostra che chi nel 2002 ha stipulato un mutuo a tasso fisso a 30 anni al tasso del 6,45% (questo era il miglior tasso di quel periodo) che prevedesse una rata di 891 euro, surrogando ai tassi attuali con un nuovo mutuo di 10 anni porterebbe la rata a 577 euro, dato che il miglior tasso di surroga a 10 anni di oggi è decisamente più basso (2,87%). La rata diventerebbe più bassa anche in caso di mutuo a 15 anni (al tasso del 3%) e precisamente a 415 euro. Anche chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso negli ultimi 2-3 anni potrebbe trarre giovamento da una surroga fisso contro fisso.

Oltre a tali strumenti  e alla apertura degli istituti bancari in genere, gli specialisti del settore ed i lavoratori tutti , sperano che il Governo riesca presto ad affiancare delle manovre che siano realmente e concretamente in grado di agevolare la ripresa del mercato economico ed immobiliare.

LA RIVALUTAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE RIPARTE DAGLI ALLOGGI SOCIALI

L’architettura del futuro non avrà confini nazionali ed è necessaria la partnership tra architetti e ingegneri. Bisogna lottare per una revisione degli strumenti e delle norme che limitano la creatività dei professionisti, e investire nei progetti di rivalutazione dell’esistente, decostruzione e sostituzione
Bisogna intervenire dapprima sul territorio prima che sui singoli edifici, serve riequilibrare il rapporto tra forma e funzione abbandonando l’idea che le tipologie siano modelli preconfezionati, è necessario disegnare spazi flessibili e capaci di evolversi in fase di progetto e durante il ciclo della vita ed uso dell’edificio.

Il Governo, tramite il Ministero delle Infrastrutture, sulla base di questa esigenza , nell’ottica del recupero degli immobili esistenti a partire dalle reali esigenze e dalle situazioni più problematiche, ha predisposto di ripartire tra le Regioni 468 milioni di euro per il recupero e la razionalizzazione degli alloggi sociali.

I fondi saranno ripartiti tra le diverse regioni in base al numero di sfratti e degli alloggi di risulta da rimettere a nuovo. L’obiettivo è di garantire una rapida assegnazione degli alloggi, la riduzione dei costi di conduzione, la trasformazione degli immobili in base alla nuove esigenze abitative e l’adeguamento antisismico.

Il programma di recupero propone sia interventi di lieve entità che interventi di ripristino e manutenzione straordinaria.
Nel primo caso si tratta di lavori di importo fino a 15 mila euro, in  modo da rendere subito disponibili gli alloggi sfitti attraverso interventi di adeguamento manutentivo ed efficientamento. Si propone di destinare 67,9 milioni di euro per tali interventi. Per gli interventi di ripristino e manutenzione straordinaria sono riservati 400 milioni di euro e si stanziano fino a 50 mila euro in modo da effettuare l’efficientamento energetico degli edifici che portino ad una riduzione almeno del 30% dei consumi registrati nell’ultimo biennio, la messa i sicurezza delle parti strutturali e l’adeguamento antisismico, la rimozione di materiali nocivi come piombo e amianto, il superamento delle barriere architettoniche, la manutenzione delle parti comuni e delle pertinenze, il frazionamento e l’accorpamento degli alloggi in considerazione delle diverse esigenze abitative.

Garanzia mutui prima casa, 30 banche aderenti

Dopo aver stanziato risorse per 600 milioni di euro, il Ministero dell’Economia informa che sono pronti i moduli con i quali si potrà presentare la richiesta per accedere alle risorse del fondo. La possibilità riguarda l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile a uso abitativo, da destinare a residenza principale non di lusso e con determinate caratteristiche di efficienza energetica. Possibile chiedere fino al 50% della quota capitale del mutuo richiesto fino a un tetto massimo di prestito di 250mila euro.

 I soldi ci sono, i moduli sono pronti, la domanda non manca. Si tratta della possibilità di chiedere una garanzia statale sui mutui prima casa, grazie allo stanziamento delle risorse di un apposito fondo gestito da Consap.

«Le richieste – informa l’Economia in un avviso pubblicato sul sito del Dipartimento del Tesoro – potranno essere presentate da fine dicembre, solo dopo che la banca abbia assicurato l’operatività a favore della propria clientela (termine previsto in 30 giorni lavorativi dall’adesione della banca al Fondo)».

Sono 30 gli istituti di credito che hanno formalmente completato la procedura di adesione. L’elenco è visibile sui siti dell’Abi e della Consap e viene aggiornato costantemente. La lista include molte casse rurali e istituti del sistema del credito cooperativo. La concreta possibilità per i mutuatari si apre dopo circa 30 giorni dopo l’adesione della banca alla misura, e comunque solo a partire dal gennaio prossimo.

Veneto e le politiche di rigenerazione urbana

Si è costituito un tavolo di lavoro e di discussione spontaneo composto da 18 soggetti istituzionali, tra categorie economiche, ordini professionali, costruttori, ambientalisti e sindacati , al fine di stilare un Patto per un programma regionale di strategie e politiche di Rigenerazione urbana sostenibile.

Le linee guida della questione sono: Limitare il consumo di suoloaumentare inclusione sociale e sostenibilità, generare processi economici virtuosi legati alla rigenerazione della città.

Il ‘Patto’ vede compartecipare diversi soggetti, tra cui Regione Veneto e Comuni su un programma organico di riforma delle politiche di governo del territorio, tenendo in maggiore considerazione gli aspetti ambientali, di coesione sociale, di competitività del territorio veneto. La Regione Veneto avrà il ruolo di controllo e supervisione, oltreché di confronto con lo Stato e le altre Regioni, col fine di approvare una  legge di programmazione finalizzata a superare l’attuale impianto frammentario e settoriale delle politiche urbane. La Regione dovrà supportare i propositi di riforma anche con una legge regionale di indirizzo.

Le motivazioni sono chiare:

“ La cittàè il luogo privilegiato per vivere, lavorare, divertirsi e conseguentemente investire. A differenza di ferrovie e autostrade, ogni euro di denaro pubblico investito nella città ne attrae quattro dal mercato privato 

Serviranno nuovi strumenti finanziari in grado di attirare gli investimenti privati e un chiaro indirizzo nell’ applicazione delle politiche di riqualificazione urbana.

Tra le soluzioni individuate dal coordinamento c’è la costituzione di un Comitato Interministeriale per le politiche urbane, in grado di tradurre in provvedimenti operativi i programmi pluriennali e le linee di indirizzo di volta in volta definite. Il comitato potrà essere affiancato da un’Agenzia Nazionale per la Rigenerazione Urbana Sostenibile per la selezione a livello nazionale e regionale dei siti in cui intervenire.

I fondi europei e nazionali 2014-2020 sono una straordinaria occasione per rilanciare le politiche urbane. Per usare bene i fondi è però indispensabile definire una strategia nazionale sulle città, in grado di sostenere un salto di qualità verso le più innovative esperienze europee in materia.

COME RIVALUTARE IL PATRIMONIO EDILIZIO IN ITALIA

L’intero territorio italiano presenta numerose problematiche da risolvere; è cronaca dei nostri giorni, la terra non resiste più, si ribella, crolla. Sta ai professionisti del settore, supportati e tutelati dal Governo e dalla Pubblica Amministrazione, il compito di prendere in mano la situazione, rivedere il modo di costruire e di approciarsi all’edilizia e all’architettura.  L’Italia, da Nord a Sud, dal mare alle montagne, dal centro storico alla periferia, per usare le parole del grande architetto Renzo Piano ” ha necessità di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono idee“. Come imprenditori e costruttori dovremmo senza indugio raccogliere questa sfida, attraverso interventi volti al miglioramento del sistema urbano, valorizzando l’ambiente, rigenerando la qualità del territorio, affrontando l’emergenza abitativa e lavorando subito per una mobilità sempre più sostenibile.

Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, è essenziale che si individuino precisi ambiti all’interno dei quali operare sia attraverso l’utilizzo di strategie unitarie e finalizzate a valorizzare ‘l’identità e l’autenticità’ dei territori sia attraverso la qualità architettonica e la funzionalità dei tessuti urbani. La perimetrazione degli interventi di riqualificazione si dovrà realizzare all’interno di un quadro di certezze normative, con obiettivi chiari, sostenibili e condivisi con i cittadini ed avrà come obiettivo l’individuazione di ‘aree di progetto’ omogenee in cui sia possibile per la valorizzazione del patrimonio edilizio dismesso e non più utilizzato e il miglioramento dei servizi.

L’edilizia necessita della ricognizione di tutti i programmi urbanistici in iter, compatibili con il Piano e con le tutele vigenti, in modo da portare a perfezionamento il maggior numero possibile di programmi, anche in funzione delle opere pubbliche che tali attuazioni possono produrre all’interno delle città. Ricognizione che andrà accompagnata ad una rivisitazione anche di quei programmi sospesi per le mutate condizioni di mercato e culturali che, oltre al contributo dei privati, beneficiano di importanti finanziamenti regionali.

Infine, per rispondere all’emergenza abitativa l’amministrazione deve rendere attuabili in modo tempestivo i numerosi progetti presentati dai privati, attivando in tempi brevi una valutazione globale delle proposte: riordino dei fronti stradali, riqualificazione delle identità funzionali dei tessuti e soprattutto, la realizzazione di opere pubbliche e servizi.

 

IRPEV AL 20% DAL 2014 AL 2017 PER ACQUISTARE, RISTRUTTURARE E AFFITTARE IMMOBILI

Da ieri è operativa la Legge 164/2014 (Sblocca Italia), alla quale sono state apportate fin da subito le prime modifiche: la legge prevedeva al comma 7 dell’art. 34 la possibilità per gli enti locali di escludere le spese sostenute per gli interventi di bonifica dal patto di stabilità.

Tuttavia “l’esclusione dal patto di stabilità per le spese  relative agli  interventi  su  siti  inquinati  di   proprietà degli enti territoriali determinerebbe oneri non quantificati e privi di  idonea copertura finanziaria”.
Viene quindi limitato il campo d’azione ai soli “interventi  e  opere  richiesti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di manutenzione ordinaria e straordinaria  di  impianti  e  infrastrutture”, escludendo le opere di bonifica.

Riguardo alle altre tematiche della legge, vengono confermate interamente le precedenti predisposizioni: i 3 miliardi e 890 milioni di euro destinati al Fondo Sblocca Cantieri che permetteranno una certa continuità dei lavori già in corso e il perfezionamento degli atti contrattuali che favoriranno l’avvio dei lavori nel 2014.

E’ pertanto confermata anche la deduzione Irpef del 20% per le spese sostenute tra il 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017 per acquistare case nuove in classe energetica elevata (A o B) o ristrutturare case esistenti e affittarle a canone concordato per almeno 8 anni.

A livello di permessi edilizi, per i lavori interni alle abitazioni è confermata la possibilità della Cil (Comunicazione inizio lavori) al posto della Scia per interventi di manutenzione straordinaria come frazionamenti o accorpamenti di abitazioni.

La Cil sarà valida anche ai fini dell’aggiornamento catastale: il Comune dovrà inoltrarla all’Agenzia del Territorio, ma solo se al termine dei lavori il proprietario dell’immobile invia allo Sportello Unico una ‘comunicazione di fine lavori’.

Inoltre grazie al permesso di costruire in deroga alle destinazioni d’uso e alla riduzione degli oneri di urbanizzazione, le Regioni e i Comuni potranno incentivare la rigenerazione urbana e la ristrutturazione edilizia favorendo le attività edilizie che contengono il consumo di suolo.

EDILIZIA E ABITAZIONI: DETRAZIONI PER TUTTO IL 2015

Il disegno di legge di stabilità per il 2015, approvato mercoledì scorso dal Governo, prevede la proroga a tutto il prossimo anno della detrazione Irpef del 50% sulle ristrutturazioni edilizie, sui mobili e sui grandi elettrodomestici e di quella Irpef e Ires del 65% sui lavori per il risparmio energetico qualificato. Non è stata modificata, invece, la detrazione Irpef ed Ires del 65% sugli interventi antisismici “qualificati”, che quindi sarà ridotta al 50% per i pagamenti del 2015. Infine, per i lavori verdi sulle parti comuni condominiali, il bonus del 65% è stato prorogato dal 30 giugno 2015 al 31 dicembre 2015eliminandolo definitivamente dal 2016Il DDL ha prorogato sino alla fine del 2015 l’aumento dal 55% al 65% della detrazione Irpef e Ires sugli interventi per il risparmio energetico qualificato degli edifici, in vigore dal 6 giugno 2013.

1. RECUPERO PATRIMONIO EDILIZIO:96.000 euro sino a fine 2015, 48.000 euro dal 2016

La maxi-detrazione del 50% sugli interventi sul recupero del patrimonio edilizio (manutenzioni, ristrutturazioni e restauro e risanamento conservativo), applicabile dal 26 giugno 2012, è stata prorogata sino alla fine del 2015. Dall’1 gennaio 2016, comunque, si ritornerà a regime alla percentuale ordinaria del 36 per cento.
La proroga riguarda anche il limite massimo di spesa per singola unità immobiliare, che rimarrà di 96mila euro sino a fine 2015, per tornare ai consueti 48mila euro dal 2016. L’importo massimo della detrazione per singola unità immobiliare, quindi, sarà di 48mila euro sino a fine 2015 e di 17.280 dal 2016 in poi.

2.CONDOMINI EFFICIENTI: detrazione del 65% prorogata al 31 dicembre 2015.

Per gli interventi sul risparmio energetico «relativi a parti comuni degli edifici condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del Codice Civile» o che interessano «tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio», la detrazione del 65%, in vigore dal 6 giugno 2013, è stata prorogata dal Dl di stabilità 2015 fino al 31 dicembre 2015.

3.PERCENTUALI DI DETRAZIONE 55% – 65% 

Per gli interventi sul risparmio energetico, l’aumento delle percentuali di detrazione dal 55% al 65% (dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015) non incidono sull’importo massimo dello sconto Irpef ed Ires spettante, in quanto la variazione influenza la spesa massima agevolabile. La norma istitutiva della detrazione del 55%, infatti, prevede solo dei limiti di “detrazione” e non dei livelli massimi di spesa agevolabile; l’aumento della percentuale comporta, quindi, una diminuzione della spesa massima agevolabile per lo stesso intervento.

4.MISURE ANTISISMICHE

Il disegno di legge non ha modificato, invece, la detrazione Irpef ed Ires del 65% sulle misure antisismiche dell’abitazione principale o delle costruzioni adibite ad attività produttive, quindi, solo per i bonifici effettuati dal 4 agosto 2013 al 31 dicembre 2014 si potrà beneficiare, con le regole delle ristrutturazioni edilizie, della percentuale super-agevolata del 65%, mentre per i pagamenti del 2015 si dovrà applicare la minore detrazione del 50 per cento.

Ristrutturazioni,BISOGNA CHIEDERE Scia o permesso di costruire?

Il Consiglio di Stato, con la sentenza 5031/2014ha spiegato i casi in cui le ristrutturazioni non possono essere realizzate con la SCIA e che il permesso di costruire in deroga può essere rilasciato solo per gli edifici di interesse pubblico.

La ristrutturazione deve consistere in interventi compatibili e complementari con il manufatto su cui sono realizzati. Se abbinata ad ampliamenti e al cambio di destinazione d’uso, è necessario il rilascio del permesso di costruire perché si deve considerare che il mutamento investe tutta la zona e comporta una variante urbanistica. Allo stesso tempo bisogna valutare la compatibilità degli interventi con le norme urbanistiche perché il rilascio in deroga è possibile solo in alcuni casi.

In vista della scadenza delle prime leggi regionali sul Piano Casa, si chiedeva alle Regioni di approvare norme per incentivare e semplificare le demolizioni e ricostruzioni, i cambi di destinazione d’uso e la delocalizzazione degli edifici per obiettivi di rigenerazione urbana. Ma non solo, perché il Decreto Sviluppo ammetteva il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici anche per i cambi di destinazione d’uso, a condizione che si trattasse di destinazioni tra loro compatibili e complementari.

Il CdS ha inoltre affermato che, in mancanza di una disciplina regionale che recepisca il DL 70/2011, deve essere applicato l’articolo 14 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), in base al quale il permesso di costruire in deroga alle disposizioni urbanistiche può essere rilasciato solo per i cambi di destinazione d’uso degli edifici di interesse pubblico.

Ricordiamo inoltre che il Decreto Sblocca Italia (DL 133/2014), che sta affrontando l’iter per la conversione in legge, ammette il permesso di costruire in deroga per gli interventi di ristrutturazione edilizia e urbanistica a condizione che una delibera del Consiglio comunale ne attesti l’interesse pubblico.

MATTONE BATTE FINANZA IMMOBILIARE: ACQUISTARE CASA RESTA IL RENDIMENTO VINCENTE

Come si può leggere ne Il Sole 24 Ore di Giovedì 9 Ottobre 2014, nel confronto con il rendimento dei fondi e dei titoli real estate, l’acquisto della casa resta quello vincente.

Impiegare il proprio denaro nella casa aiuta a mantenere il valore dell’investimento in caso di inflazione.

Se l’orizzonte temporale è a dieci anni e l’investimento è diretto ( cioè si acquista l’immobile ) , il bilancio si mantiene positivo; quindi si può affermare che nel lungo periodo l’abitazione si salva, ma nei cinque anni è auspicabile investire in immobili di qualità, possibilmente collocati nei centri storici o nelle loro immediate vicinanze.

L’alternativa finanziaria all’investimento immobiliare diretto, non è una buona soluzione, è da escludere.

Scenari Immobiliari ( Istituto di ricerca ) ha elaborato l’apprezzamento ad oggi di un appartamento ipotetico acquistato dieci o cinque anni fa in una città, sia in centro che in periferia e messo a reddito.

Il risultato a dieci anni , mostra che nelle aree centrali o limitate comunque alle prime aree limitrofe al centro storico, l’apprezzamento medio di un investimento immobiliare sarebbe pari al 22 – 25 % ( tenendo conto del rendimento da affitto ), in periferia i dati si abbassano intorno al 5% mediamente. Riducendo l’orizzonte di riferimento a cinque anni, il bilancio è più critico, perché significa aver comprato quasi ai massimi ( 2007-2008 ) e rivendere oggi.

Evidentemente la qualità, nell’investimento immobiliare, dà risultati positivi -commenta M.Breglia, Presidente di Scenari Immobiliaricosì come vediamo per l’acquisto di appartamenti in centro città

A difesa dell’immobiliare va detto che altri prodotti di investimento sono andati molto peggio: azioni, fondi comuni d’investimento, titoli di stato a lungo termine.

“Forse l’immobile non riesce più a tutelare come in passato – conclude Breglia – ma se messo a confronto con le alternative di investimento si comporta bene e comunque molto meglio

 

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